lunedì 9 marzo 2015

I segreti del giardiniere per avere rose rigogliose: quale cura alle malattie più comuni?

Ritengo che la rosa sia una pianta fondamentale per considerare uno spazio verde completo e finito. La rosa è una pianta preziosa su cui esiste una ricerca colturale fin dai tempi antichi, una ricerca così articolata è di solito stata riservata solo alle piante alimentari. Ci sono decine di concorsi e gare che confrontano le nuove varietà per rigogliosità, portanza, maestosità, profumo... Insomma una pianta che stupisce sempre e non stanca mai! Per questo dopo il mio primo articolo (Rosa, rosae, rosam: 
aneddoti e utilizzo) ho deciso di dedicare maggiore spazio a questa specie ricca di sorprese, concentrandomi sulle malattie e avversità che più colpiscono la rosa. Le rose infatti sono tra le piante più sensibili e cagionevoli a tutti i tipi di avversità.

FUNGHI
I funghi sono i nemici primari delle rose e più difficili da distinguere e combattere, specie per le rose in vaso, perché più deboli. Il terreno, nei vasi, si compatta maggiormente, e rischia di creare un livello di umidità tale da diventare vettore di crescita e produttività funginea. Anche il sottovaso con ristagno d’acqua può risultare una colonia funginea.

Oidio o mal bianco della rosa: è una delle malattie funginee più diffuse e trasversali nel mondo vegetale, nonché tediosa da curare. Si sviluppa con macchie decolorate sulla parte aerea (foglie germogli) su cui in seguito si forma una muffetta biancastra polverulenta. Ci sono molti prodotti sul mercato per combattere questa malattia come ci sono anche molte nuove specie selezionate più resistenti. Per i nostri balconi e giardini consiglio i bio fungicidi che spesso sono prodotti endoterapici (prodotti che intervengono all’interno della pianta, senza disperdersi nell’ambiente) da utilizzare anche in abbinamento con zolfi.

Ticchiolatura della rosa o macchia nera, (simile alla ruggine della rosa, sia come sintomi che come lotta)  si manifesta sulla foglie con macchie nerastre irregolare, segue una defogliazione della pianta più o meno intensa.
Dai sintomi simili è la Peronospora, che si manifesta sempre con macchie clorotiche sulla pagina superiore della foglia mentre in quella inferiore si forma un feltro grigio, e si differenzia dalla presenza di una lieve deformazione (bollosità).
 Le cause di queste malattie possono essere l’elevata umidità ambientale e ristagni di acqua sulla parte aerea della pianta. Solitamente attaccano la pianta prima della fioritura provocando così la caduta dei boccioli  o una tardiva germinazione. La lotta andrebbe fatta con dei prodotti specifici come i Rameici (prodotti a base di rame che si trovano facilmente in commercio). Vanno sempre eliminate le parti colpite per isolare la malattia.

BATTERI
Il tumore batterico colpisce molte specie, per prima la vite, si manifesta con sintomi tipici, ovvero un ammasso tumorale sopra il colletto (crescite abnormi, ingrossamenti) nella parte aerea della pianta si formano delle macchie scure di tessuti morti che si disgregano. È opportuno combatterla perché si ripresenterà l’anno successivo. Il miglior modo per combatterla, a mio avviso, è rinfrescando il terreno e ripulendo le radici (senza danneggiarle), così diminuiremo l’inoculo. 


INSETTI
Non dimentichiamoci degli insetti! Per primi gli afidi, che deformano germogli e boccioli floreali arrestando alle volte il loro sviluppo. Prima di combatterli chimicamente con gli innumerevoli prodotti presenti sul mercato, sarebbe meglio controllare la possibile presenza di predatori, ne cito qualcuno facilmente riconoscibile: Coleotteri Coccinellidi (comuni coccinelle), Ditteri Sirfidi (insetti molto simili alle api) e altri ancora che anche nello stadio di larva possono creare danni all’afide.

Un metodo semplice e economico per allontanare i pidocchi e afidi
e salvaguardare la rosa è quello di piantare a fianco a essa uno spicchio di aglio che allontana questo sgradevole e nocivo insetto. Per piantarlo basta interrarlo a un centimetro e mezzo sotto terra con le radicette verso il basso e la piccola gemma verso l’alto. In alternativa si può preparare periodicamente un macerato di aglio e cipolla. Si prepara con 50 gr di cipolla e aglio (insieme o singolarmente) in un litro d’acqua. Si lascia decantare per 1-2 settimane (non in contenitori metallici!) senza coprirlo e girando tutti i giorni fino a che diventa scuro, senza schiuma. Da usare diluito con acqua in rapporto 1:10. Come immaginerete il lato negativo del preparato sarà il malsano odore.


Cicalina della rosa: quest’ultimo è un piccolo insetto (3-5mm) di colore biancastro e vivono nella Il primo danno che si nota è la decolorazione fogliare causata da delle punture sulla nervatura centrale che poi causano delle macchie giallastre, bianche. Pur essendo un attacco non grave è bene combattere questo insetto per prevenire l’indebolimento della pianta a seguito del danneggiamento delle foglie.

parte inferiore delle foglie, è una malattia frequente anche su altre rosacee, piante ornamentali.

QUATTRO REGOLE PER RIDURRE IL RISCHIO DI MALATTIE
Ho indicato pochi rimedi alle malattie perché una volta contaminate, le piante vanno curate con la chimica, ma il rimedio migliore rimane - sarò banale - la prevenzione. Spesso i trattamenti hanno un costo che supera il valore dell’esemplare, oltre ad avere una tossicità da cui è importante proteggersi.

In primo luogo bisogna stare bene attenti al drenaggio del terreno e a una non eccessiva innaffiatura. Durante la primavera basta una volta a settimana, in estate una volta ogni tre giorni a meno che non vi siano giornate eccessivamente torride, in inverno quasi si può lasciare che si idrati con la naturale umidità dell’aria.

In secondo luogo è importante una ricca concimatura in particolare all’inizio del periodo vegetativo - quando la pianta impiegherà più energie - attraverso aspersione di stallatico attorno alla pianta; nel mese di maggiore produzione (maggio-luglio), con fertilizzanti chimici; infine all’incominciare del periodo di riposo - per esempio nel mese di ottobre/ inizio novembre - con l’intento di protegge dalle avversità invernali - con fertilizzanti naturali. La rosa è infatti particolarmente bisognosa di micro e macro elementi.

In terzo luogo è importante una buona potatura, eliminando di volta in volta le parti secche o le parti malate così da concentrare le energie della pianta nelle parti sane. A fine fioritura una decisa potatura servirà a dare futuro vigore e una abbondante fioritura. Su questo argomento vorrei dedicare un apposito post.

In quarto luogo il sole è fondamentale: la rosa deve essere messa in una posizione molto soleggiata. Le malattie si riducono quando posizioniamo le piante in luoghi a loro più favorevoli. Sole acqua e aria: tre elementi da cui le piante creano la vita.

Sonata di vento. Futuro incerto e serenità a momenti (Tonino Carotone)





lunedì 3 novembre 2014

La filosofia del giardiniere - parte I
Amore nel gesto


Nella cura delle piante bisogna metterci amore e dedizione: viene sempre corrisposto, salvo agenti esterni che intervengono. Ma lei, la pianta, se voi l’avete curata con amore lotta e lotta disperatamente per crescere forte e robusta ed infine bella. Devo dire che un tempo ero dubbioso su quel fatto lì della comunicazione delle piante: che le piante comunicano tra di loro con loro stesse e con tutto ciò che le circonda. Secondo me le piante posso darti energia, bisogna solo sapere come coglierla... Difatti con la loro compagnia si può conquistare un benessere interiore maggiore, perché con esse non si comunica con la parola che alle volte magari stanca e viene sicuramente troppo usata ma tramite inspiegabili sensazioni che descrivere non saprei. 

Perché dico queste cose... recentemente parlando con una ragazza, lei mi raccontava di come era più rilassata da quando curava l’orto che avevamo recentemente fatto, e delle soddisfazioni che provava raccogliendo e mangiando i frutti delle piante che avevamo scelto, curato e per certi versi amato. Mettere amore nei gesti che compiamo ci dà un’energia diversa, quest’ultima rende il compimento dell’azione migliore e magari in sintonia, in questo caso, col vegetale che stiamo curando. 

Trovare la sintonia con i vegetali, è da un po’ l’obiettivo che vorrei raggiungere (la sintonia con gli esseri umani, su questa ci ho rinunciato da tempo). 
Come nella musica l’armonia è fondamentale, per raggiungere una buona sonorità anche nella cura dei vegetali è un po’ lo stesso e quindi bisogna trovare un’armonia con i nostri giardini, terrazzi, balconi, davanzali: in sostanza con i vegetali. Incredibile come si possa stare bene in compagnia di rose, faggi, bietole e senza l’uso di sostanze psicoattive (droghe toste). 
Uscire da casa o dall’ufficio o qualsiasi altro posto chiuso e stare in compagnia vegetale, senza ovattarsi ma dedicandosi a questi esseri viventi senza chiedere nulla in cambio senza parole ma soltanto prendersi cura di loro può dare, spero a tutti, una, se pur esile, sensazione di leggerezza che magari smaltisce i pensieri inutili e eccessivi che frullano nella testa rendendola pesante e stanca, quasi scomoda. 

Tutto questo l’ho scritto perché volevo esprimere la sensazione che ho e vedo anche negli altri prendendomi cura delle piante. 
Talvolta ci si trova a prendere decisioni che comportano la sorte di cose grandi o anche piccole che siano, o a gestire fatti che non dipendono direttamente da noi... con le piante no, bisogna solo seguire il loro andamento e se serve magari accompagnarle, alleggerirle e nutrirle quanto basta. 

Di cosa hanno bisogno loro? Luce, acqua, elementi semplici e da essi creano la vita. 
Che altro si può affermare se non che loro hanno un “essere”. Un essere che, per dirla come Eraclito, si evolve ma rimane anche sempre sé stesso.


In conclusione - per ribadire quello che ho scritto - le piante riescono a coadiuvare, a prestare la propria opera di collaborazione, a tutti gli esseri presenti nel terreno fornendo nutrimento e ricevendo sostanza che tornerà ad essere nutrimento per le piante e i piccoli esseri viventi (in taluni casi esseri viventi di grossa dimensione).

martedì 21 ottobre 2014

Introduzione alle potature: consigli e pareri - parte I

Ecco un articolo pubblicato un paio di anni fa qui e che ho deciso di ri-pubblicare su Appunti verdi per dare completezza al post pubblicato tempo fa su attrezzi e tecniche per le potature. Tra l'altro è proprio il momento giusto per dedicarsi a quest'opera!

La potatura incide parecchio sulla vita della pianta. A volte si pensa che la potatura sia un’operazione di semplice esecuzione meccanica; per eseguirla bene è invece necessaria una buona conoscenza della pianta e delle sue specificità. Infatti, non soltanto la tecnica di potatura può cambiare a seconda della tipologia di pianta, ma anche all’interno della stessa specie, su due piante “sorelle” potrebbero essere necessari interventi diversi.

La potatura può servire per soddisfare questioni di forma (estetica e/o sicurezza), di salubrità, di rigogliosità. Dunque, non solo per dare alla pianta una forma a noi gradita, ma anche utile per alleggerirla da un carico eccessivo di rami.

Specialmente sugli alberi ad alto fusto è importante svolgere un attento controllo sulla stabilità della pianta e dei singoli rami. Di conseguenza i tagli devono avvenire in maniera tendenzialmente uniforme rispetto all’asse di simmetria, in modo da non creare scompensi.

La tecnica della potatura nasce principalmente dalla necessità di massimizzare la produzione delle piante da frutto. Da questa si ricavano i principali metodi che poi possono essere applicati anche a tutte le altre piante, con i dovuti accorgimenti.

Gli alberi da frutto richiedono una manutenzione costante affinché siano utilizzabili a scopo agricolo e gli interventi a cui vanno sottoposti vanno dunque tutti nella stessa direzione, tuttavia agiscono su diversi aspetti della pianta:
- dare una forma che regga il peso della produzione frutticola;
- effettuare tagli nel periodo “post-produzione” e tagli “di ritorno” durante il periodo produttivo, al fine di aumentare la fioritura e quindi la fruttificazione;
- facilitare la raccolta (rimuovere i rami che la intralcerebbero).

Le potature sulle piante ornamentali hanno scopi diversi, e quindi le tecniche di taglio, seppur simili, servono a:
- asportare le parti secche o mal messe o di dubbiosa buona estetica, fiori, foglie, rami, frutti;
- fare in modo che sia più omogenea possibile e non ci siano buchi nella pianta;
- ottenere una pianta rigogliosa, anche nella fioritura, sana e durevole.

Sugli alberi ad alto fusto si interviene sulla crescita disforme dei rami, controllandola. Rispetto a piante più piccole la potatura è più complessa perché la dimensione è maggiore e la differenza tra rami grossi e rami più giovani determina tecniche diverse.

La mia filosofia sulle potature
Spesso lungo i viali alberati, in alcuni parchi o ville si vedono potature molto drastiche, capitozzamenti ‘selvaggi’ (a me piace chiamarli così). E’ vero che ogni tanto sono indispensabili (rami secchi che potrebbero cadere, rami che entrano nelle case o che vanno a intrecciarsi con i fili della luce…), ma a mio avviso quel tipo di potatura eseguito su piante sane non è opportuna, né gradevole a vedersi.

Ritengo che una potatura ben fatta non si debba notare al primo sguardo ma piuttosto deve mantenere una forma naturale, senza stravolgimenti o tagli troppo incisivi. In altre parole deve portare la pianta ad avere una forma regolare, compatta e con forme consone, naturali e morbide.

Spesso quando effettuo delle potature non intervengo sulla parte esterna, ma anche sulla parte interna della chioma, in modo tale che la pianta rigetti soprattutto all’interno e così si riempia. Altra cosa è intervenire sul ridimensionamento per via di forme, altezze e larghezze eccessive. In ogni caso si cerca di mantenere sempre una forma naturale, un equilibrio complessivo.

Un capitolo a parte attiene alle siepi: quelle da condominio, che sono squadrate e a forma di parallelepipedo, per forza dovranno mantenere quella forma e dimensione affinché non invadano troppo. E’ il classico lavoro che può essere fatto con il tosasiepi, attrezzo fatto apposta per tagliare in linea retta. Personalmente preferisco di gran lunga le siepi “libere“, dette “all’inglese”, che non sono mono-culturali (in cui non c’è una sola specie, ma più specie consociate). Anche queste necessitano di una manutenzione regolare – ma la potatura è più sofisticata e accurata e quindi attrezzi come il tosasiepi non sono adatti poiché in questo caso va calibrata l’armonia complessiva piuttosto che le esigenze relative a forme regolari.
Concludo dandovi un augurio di buona riuscita alle vostre future potature e spero di esservi stato utile.

Troverete sul mio blog un piccolo approfondimento a questo articolo che riguarda gli attrezzi per la potatura e le modalità di taglio. Prossimamente mi dedicherò alla specifica potatura delle rose!

Per ogni eventuale consiglio contattatemi tramite e-mail o scrivendo un commento di seguito!

lunedì 24 marzo 2014

Impianti di irrigazione. Soluzioni e consigli per la progettazione e la manutenzione

L’irrigazione è un elemento fondamentale per avere un giardino ricco di specie particolari, ma anche molto comodo per evitare abbondante manodopera e morte prematura dei nostri amati vegetali in caso di dimenticanze.

Nella storia
I primi impianti di irrigazione risalgono probabilmente ai tempi dei Babilonesi, che nei loro famosi giardini pensili, costruiti su terrazze sovrapposte in più ordini, inserirono una canalizzazione dell’acqua che li rendeva indipendenti dalle condizioni metereologiche... Così da essere autonomi dal volere degli dei!
I ritrovamenti archeologici ci dicono che fossero costruiti da uno strato di terreno dello spessore di circa due metri posto sopra uno strato drenante, il tutto doveva appoggiare su un fondo impermeabile sorretto da muri e volte. La fornitura idrica era servita da condotte interrate. L'impianto di irrigazione era complesso e per la prima volta fu realizzato un sistema per fa percorrere l'acqua dal basso verso l'alto. 
In questi giardini erano presenti varie tipologie di alberature e numerose piante da fiore. 
Non mi dilungherò troppo con i racconti storici, ma ci tengo a sottolineare che fin dai tempi antichi ci si avvaleva di tecniche specifiche per avere buoni risultati nella cura del giardino.

L’uso degli impianti di irrigazione è prima di tutto collegato all’agricoltura, sia frutticola che orticola e foraggera, ma grossomodo le stesse tecniche vengono applicate anche ai nostri usi domestici...

PRINCIPALI IMPIANTI DI IRRIGAZIONE
  • A GOCCIA | Tubo con piccole valvole incorporate, a distanza regolare (es. ogni 20cm), che si attivano ad una certa pressione dell'acqua (non sono dunque semplici fori).
    Tempo fa ho realizzato un impianto irriguo in alcuni orti comunitari e per comodità ho utilizzato un tubo forato che ha dato buoni risultati. Anche perché l’acqua non arriva a ridosso della pianta ma rende il terreno umido nel complesso. Avrei potuto usare anche un tubo ad ali gocciolanti, ma sarebbe stato più delicato (l’orto è un luogo di lavoro!), più costoso e con esigenze di manutenzione più alte.
  • AD ALA GOCCIOLANTE | Simile al precedente la differenza è che dal tubo principale che porta l'acqua sono installati una serie di tubicini derivati, inseriti mediante un "olivella" che terminano con una valvola regolabile per il flusso d’acqua fino all'eventuale chiusura. In un terrazzo o anche in un giardino privato in cui sono presenti specie con diverse esigenze idriche e distanze variabili. Si può mascherare facilmente il tubo, ma si deve tenere in considerazione la possibilità che gli ugelli si vedano.




  • A SPRUZZO | Il tubo principale, solitamente interrato, è collegato con erogatori che, ad una determinata pressione, spruzzano l'acqua. Vi sono anche erogatori, con pistone rientrante e con turbina che coprono superfici circolari. Spesso viene utilizzato per i prati. Non è altro che un erogatore che spruzza, nebulizza l’acqua destinata ai nostri giardini.



  • TUBO POROSO | Tubo che emette l’acqua attraverso la porosità del materiale di cui è costituito. Quest’ultimo viene, spesso utilizzato nei giardini dove ci sono dei filari (es. siepe) o comunque in situazioni dove le piante sono messe in sequenza, vicine l’una all’altra e da buoni risultati . Non da buoni risultati su lunghe distanze (50m) perché si svuota al inizio. Quindi se lo spazio è vasto e ci sono dei prati un impianto a spruzzo è il più consono. 

Valvole o elettrovalvole? Questo è il problema..
Nel caso di un giardino con prato, aiuole fiorite e siepi: si possono - alle volte è meglio - mescolare anche i vari tipi di impianti. 
Quando si progetta un giardino sarebbe opportuno pensare anche all'impianto di irrigazione: tracciare la giacitura dei tubi interrati, così da renderli invisibili, e individuare la posizione dei vari erogatori. Ovviamente la scelta migliore è quella di gestire il tutto con un computer che comanda le elettrovalvole. 
Gli impianti, come dicevo prima, sono spesso comandati da un piccolo computer. Personalmente consiglio l'alimentazione a batteria perché crea meno complicazioni, non dovendo pensare ai collegamenti elettrici!
Con l'uso delle centraline si associano le valvole elettriche, che comandano l’erogazione dell’acqua. La comodità sta nel fatto che si possono gestire diversi canali e diversi sistemi attraverso un'unica sorgente e perciò regolare i canali a seconda delle esigenze idriche delle diverse parti del giardino. 
Tuttavia un impianto del genere è sicuramente più complesso da progettare e programmare. Solitamente ci si avvale di esperti..e qui entro in campo io! 


Dati tecnici per non tecnici.
Qualche accorgimento per la creazione o manutenzione di un impianto
Il mio primo consiglio è quello di evitare, se si può, di lasciare i tubi esposti ai raggi solari e ai forti sbalzi termici (in inverno è consigliabile smontarli e collocarli  al riparo, così durano molto più a lungo! 
Per non avere perdite d’acqua e per non danneggiare i filetti delle componenti degli impianti è bene mettere sopra il filetto del “maschio” un po' di teflon (4/5 giri), così è anche più difficile che si incrosti con il calcare, data l’assenza di perdite d'acqua.
Un'altra comodità, soprattutto nel caso di un terrazzo, è quella di fissare all'estremità finale del tubo di portata un rubinetto, anziché chiuderlo in modo definitivo, così da permettere all'occorrenza lo svuotamento veloce dell'impianto da rimanenze d'acqua. 
Infine un ultimo trucchetto utile che ho imparato sul campo è come congiungere i tubi, o valvole senza rovinarli. Il metodo più utilizzato è quello di scaldare i tubi con l’accendino per ammorbidirli, ma questo può danneggiare il materiale: si sfibra e perde di elasticità. Un metodo più delicato ma altrettanto efficace è quello di immergere la parte di tubo che ci interessa nell’acqua calda così si ammorbidisce ma non si cuoce la plastica e dura di più! 
Concludo con un ultimo accorgimento: vi consiglio di ingrassare appena l’elemento in cui dobbiamo inserire il tubo (rubinetti, ugelli, ecc.) per rendere più facile l’inserimento e per avere un’aderenza maggiore.

A VOLTE SI PUO EVITARE! 
Nei balconi/terrazzi non fare l’impianto d’irrigazione può far risparmiare soldi, tempo ed energie, basta solo non mettere piante troppo bisognose di acqua e mescolare al terriccio un po’ di argilla espansa, che trattiene l’acqua e la rilascia poco a poco, certo non risolve eventuali periodi lunghi di siccità... certo ci si può avvalere di un pianta-sitter!
Certamente se nei mesi estivi siete via per lungo tempo e non c’è nessuno che vi può bagnare le piante è quasi obbligatorio avere un impianto irriguo automatizzato. 
Insomma...viva gli impianti di irrigazione!


Spero che questi consigli siano utili e che siano stati interessanti.  Contattatemi per valutazioni e progetti!





lunedì 10 febbraio 2014

Berlino negli orti. Storie di giardini comunitari



Tempo fa avevo scritto un breve articolo case su case, il problema non è ancora stato risolto (più avanti scriverò un aggiornamento). Per far conoscere il problema si sono fatte varie iniziative a Milano e in più sì sta allargando la conoscenza tra le situazioni analoghe di orti condivisi in giro per altre città anche Europee.
Nell’ultimo weekend di Gennaio, con un gruppo di ortiste - che fanno parte del gruppo “seminatori di urbanità” - siamo andati a scoprire alcuni orti urbani Berlinesi.
La prima cosa di cui ci si accorge arrivando in un parco o giardino di Berlino è la condizione climatica assai differente: è sicuramente una città molto più fredda e con un inverno più buio e lungo rispetto alle nostre città italiane. Difatti abbiamo visto gli orti in periodo di “riposo” ovvero solo coperti dalla neve e ghiaccio, ovviamente senza colture.

Il primo orto-condiviso che siamo andati a vedere si trova in un ex aeroporto situato nella vecchia Berlino Ovest. Si tratta del famoso Tempelhof: quello del ponte aereo che portava in questa parte di città isolata nella DDR i rifornimenti. L’aeroporto, seppur con sempre meno traffico, è rimasto in funzione fino al 2009, anno in cui la municipalità ha iniziato a pensare cosa fare di questo immenso spazio di circa 500 ettari (5.000.000 mq!).
I cittadini non hanno tardato a farsi sentire e l’area è stata aperta dal 2010 come parco, in attesa di futuri ed eventuali altri progetti. Come potete immaginare dal vivo è uno spazio immenso e per attraversarlo ci si mette più di 40 minuti a piedi.
Con le immagini che vi propongo di seguito spero possiate farvi un’idea di questo spazio così particolare e così centrale nella città: sono rimaste le vecchie piste e le vecchie strutture aeroportuali (hangar, torri di controllo).
I cittadini dei quartieri limitrofi hanno deciso di creare degli orti in contenitori, così da non doversi preoccupare dell’eventuale presenza di sostanze nocive nel terreno. Inoltre il vincolo garantisce anche al comune di poter liberare l’area in tempi stretti. Al progetto hanno lavorato diversi gruppi in collaborazione con il quartiere e con alcune scuole. 
I materiali usati sono prevalentemente di recupero. Nelle foto vi mostro alcune soluzioni interessanti e particolari.






Il secondo orto che siamo andati a vedere sì trova in un’altra area una volta dismessa e ora in gran parte trasformata in parco. Si tratta della zona chiamata “Gleisdreick” su cui una volta sorgeva un grosso scambio e scalo ferroviario.
L’orto da quando è nato, nel 2006, si occupa di integrazione sociale e di accompagnamento di persone provenienti da paesi del Sud-Est Europa. Inizialmente è nato per accogliere persone e soprattutto donne della ex-Jugoslavia, fuggite dalla guerra, che si trovavano a Berlino senza sapere la lingua e quindi con gravi difficoltà ad integrarsi. Successivamente il progetto, Rosenduft Garten, ha coinvolto un maggior numero di soggetti, rimanendo fedele all’idea iniziale di accoglienza, supporto e terapia. Oggi trova il suo spazio all’interno del parco di Gleisdreieck su una superficie di circa 2.000 mq.

La persona che abbiamo incontrato e ci ha parlato della loro vicenda in modo molto appassionato, ci ha indicato le diverse attività che vengono fatte in questo giardino comunitario: non solo attività legate al verde (con particolare attenzione alle specie antiche di rose, fagioli, patate e zucche), ma anche cucina tradizionale dei paesi di origine di ciascuno, allevamento delle api, preparazione di prodotti con le materie coltivate.

Conclusioni
Pur con le difficoltà climatiche di cui sopra, sono riusciti a creare nuove realtà e a farle funzionare. Nel primo esempio che ho fatto (ex-aeroporto) è senza dubbio bello vedere come si sono messi assieme i laboratori di una scuola con i cittadini e come sì è inserita anche una vena artistica con le strutture di legno e il recupero di altri oggetti e la loro riconversione, riutilizzo in altre funzioni.
Grazie a queste sperimentazioni sono riusciti ad attuare un progetto in accordo con il Comune così da far scoprire un nuovo posto magico per la città a tutti. Questo progetto è certamente servito per mantenere alta l’attenzione su un’area ad alto rischio speculativo.
Milano è meno aperta a soluzioni anche temporanee per gli spazi marginali e sarebbe molto interessante vedere alcune aree abbandonate prese in mano e gestite da associazioni e gruppi di cittadini.
Mentre a Berlino è radicata da tempo la consapevolezza da parte dei cittadini di poter intervenire nelle aree pubbliche e nelle decisioni del comune, a Milano solo recentemente si sono sviluppati progetti di questo tipo (se non in rarissimi casi come l’ormai storico Giardino degli Aromi al Paolo Pini).
Uno dei nuovi progetti a Milano, che mi incuriosiscono molto, soprattutto dopo questa visita, è quello ideato dal “Comitato Ponti” (nell’area tra il Naviglio Grande e il canale scolmatore Olona, all'altezza della chiesa di San Cristoforo). Nei prossimi mesi mi piacerebbe cercare progetti simili perché a mio avviso è interessante il modo in cui funzionano: di fatto sono progetti di aggregazione sociale ma allo stesso tempo costituiscono un elemento importante per la qualità degli spazi pubblici nella vita urbana.

Berlino è una città molto affascinate dove si vede la trasformazione, dove si vede la differenza tra ideologie e mentalità, dove si può notare l’apertura alle diverse culture degli immigrati.
Quindi, prendiamo esempio e convertiamo zone abbandonate in zone utilizzate creando nuovi spazi da vecchi luoghi inutilizzati o abbandonati!

Un'altro racconto sui giardini comunitari lo potete trovare qui: Planum.net


Tempelhof






 Tempelhof















MattiaIlGiardiniere- foto by Marreport

mercoledì 4 dicembre 2013

Freddo grigio inverno...

È oramai tempo di preoccuparci del gelo.
Se non l’avete già fatto è importante proteggere dalle gelate alcune piante che, nel caso vengano colpite dal freddo, non arriverebbero sane alla stagione del risveglio. Quindi, sbrighiamoci a farlo prima che sia troppo tardi!
In ogni caso, se avete già provveduto a sistemare le vostre piante è sempre bene leggere i consigli, magari per capire dove si è sbagliato e quindi rimediare.

Senza dubbio sono parecchie le piante che vanno riparate; per prime le piante grasse che si possono trasferire tranquillamente all'interno dei nostri appartamenti così da non correre rischi, come si dice “prevenire è meglio che curare”.
Ci sono piante grasse che resistono benissimo alle temperature rigide come il “Sedum palmeri” e il “Delosperma cooperi”, mentre altre, tipicamente da clima marittimo o mediterraneo soffrono moltissimo. Il mio esemplare da vaso di Aloe, a cui tengo moltissimo, lo scorso anno ha sofferto molto perché rimasto esposto durante una nevicata. Nonostante le poche ore di esposizione, le parti rimaste a contatto con la neve si sono rovinate e successivamente seccate. Oggi la pianta è sana e rigogliosa ma non ho più rischiato di esporla per non rovinarne la bellezza.
Quindi, portarle in appartamento, veranda o pianerottolo. Non è importante che la quantità di luce, le piante grasse non soffrono al buio, anzi stanno benissimo e si preparano alla nuova germinazione primaverile.

Se invece le piante sono troppo grandi o difficilmente trasportabili, conviene spostarle in punti protetti, dove siamo certi che le temperature non si abbassano troppo e in più possiamo coprirle con dei teli (meglio quelli di tessuto-non-tessuto) che le proteggono dal freddo e permettono un buon passaggio di aria. Se abbiamo uno spazio riparato dal vento possiamo anche creare una serra delle dimensioni opportune, magari anche coprendo uno scaffale o comunque una struttura rigida con un con un telo di plastica trasparente. Non essendo a contatto con le foglie e con la pianta stessa, perché sostenuto da una struttura può proteggere tranquillamente le piante senza soffocarle e la struttura diventa una serra e permetterà alla pianta di non gelare.
Sconsiglio vivamente di proteggere le piante con i cellophan perché coprendole direttamente senza l’ausilio di una struttura fissa. non essendo traspirante, non fa passare l’aria e le piante senza giro d’aria non hanno vita facile.
Mi è capitato che un cliente mi chiedesse aiuto dopo che aveva coperto le piante in questo modo: la plastica in parte era attaccata alle foglie e non permetteva di farle traspirare così si formava una cappa umida. Un giorno molto assolato, anche se in pieno inverno, si accorse che c’era una strana condensa all’interno della plastica trasparente e la pianta e dava segni di fiacchezza, gli sembravano molli le foglie e mi chiamò per chiedermi cosa era successo. Quando arrivai mi resi conto che la pianta non stava affatto bene, era praticamente bollita!

Un altro errore classico che si commette, in merito sempre alla protezione invernale, riguarda classiche piante da appartamento come il “ficus benjamin”.
Effettivamente è una pianta che spesso è abbastanza grande e ingombrante ma molto diffusa negli appartamenti e sui balconi perché esteticamente bella e di non difficile cura.
Il “ficus benjamin” è una pianta tropicale che teme il gelo quindi è giusto spostarla dai balconi  a luoghi riparati. Solitamente però la temperatura all’interno degli appartementi si aggira intorno ai 20/21 gradi e l’aria è abbastanza secca e per il nostro “ficus benjamin” che ama il caldo umido, sarà un trauma passare da un clima temperato a un clima caldo costante ma soprattutto secco, creato appunto dal riscaldamento. Questo “trauma” probabilmente farà perdere le foglie alla pianta.
Ma non è drammatico! Lo si può evitare semplicemente mettendo la pianta in luoghi più ventilati e meno caldi: si possono mettere, ad esempio negli atri dei condomini che solitamente non sono riscaldati e dove c’è un buon giro d’aria, dove quindi la pianta non temerà il freddo.

A questo proposito un altro esempio che mi viene in mente è quello di un limone, che dimorava solitamente sul terrazzo, e che per il periodo invernale venne spostato in bagno. Gli agrumi non reggono temperature rigide e soprattutto sotto lo zero. È giusto riparare il limone, ma l’ambiente caldo umido non è amato dal limone, che è abituato invece ad una maggiore secchezza dell’aria. Quel limone si ammalò e fu infestato da insettini, anche poco igienici in un ambiente come il bagno. Anche in questo caso luoghi adeguati dove ripararlo possono essere le scale del condominio o una protezione con tessuto-non-tessuto.

Concludo speranzoso che i consigli da me forniti possano essere utili, buon lavoro!!!

domenica 5 maggio 2013

Vasi alternativi - idee per superare la monotonia


La questione dei vasi, in quanto giardiniere, mi attanaglia da sempre perché la scelta che offre il mercato non è molto varia e i prezzi tendono subito, ahi me, a lievitare appena si ricerca qualche soluzione appena più sofisticata.
Quindi qualche mese fa ho deciso di lanciarmi nella sperimentazione di nuovi vasi, dato che i soliti vasi di plastica, non molto estetici, mi avevano stufato. I vasi di terracotta sono sicuramente più piacevoli da vedere, ma allo stesso poco pratici perché pesanti e fragili.
Nella mia ricerca di nuove soluzioni ho incominciato a ottenere qualche buon risultato di cui vi racconto i primi frutti qui sotto.

1. Cosa bolle in pentola…
Per puro caso mi sono trovato una sera una vecchia pentola di terracotta con una crepa sotto che l’aveva resa inutilizzabile... Ero lì a guardarla, con la disperazione negli occhi: 
“adesso come faccio a prepararmi una bella zuppa?” E così mi è venuta un’idea.


Il giorno prima per caso ero andato a fare la spesa e, cosa strana per un supermercato, vendevano delle belle rose a radice nuda e ne avevo comprata una, pur cosciente di non aver vasi dove metterla e neanche un gran che di spazio sul balcone dove riporla.

Ho quindi preso la pentola di coccio crepata e ho fatto dei buchi sotto con un trapano e una punta da 3mm per cemento, così da evitare ristagni, riuscendo così a riutilizzare un oggetto che avrei dovuto buttare con un risultato molto particolare e interessante.




2. Un’evoluzione dell’abbracciapalo
Ancora alla ricerca di soluzioni, anche se già appagato dalla soluzione del vaso-pentola, ho posto attenzione alle offerte un po’ più particolari del mercato e sono incappato in un prodotto che, anche testato, non è affatto male.


Qualche tempo fa giravo per un grosso store e ho trovato un vaso insolito: si mette a cavallo delle ringhiere come se fosse un vaso pensile, ma non ha i tipici ganci. Il vaso è fatto in modo tale che si incastri a cavallo della ringhiera e si fissi mediante una fascetta stringente. Oltre a dare un ottimo effetto si può leggermente inclinare offrendo una migliore visione dei vostri fiori o piante dall’interno della casa. Inoltre il vaso è piuttosto capiente perché profondo. La diversa scelta di colori, accesi e non, da un tocco ulteriore di allegria e freschezza. Quello che ho scelto è verde smeraldo.


3. Tutto fa brodo
In generale sono molte le soluzioni che si possono trovare cambiando l’utilizzo originario dei contenitori, vari esempi erano già stati pensati con “l’abbracciapalo” link. 
Mi è capitato, girando, di vedere dei vecchi e grossi bidoni di latta tagliati nella parte superiore e con il bordo smussato, riempiti di terra e di arbusti e fiori. La trovo una soluzione interessante soprattutto per spazi più grossi. Magari per spazi commerciali o per uffici poiché l’idea è quella di mixare il riuso di materiali industriali, dell’officina con un intento decorativo attraverso l’uso dei vegetali, dei fiori e dei colori da applicare ai contenitori stessi.




Improvvisandoci sarti-giardinieri
Per questo tipo di vaso ho preso un pezzo di tessuto verde, non troppo spesso ma robusto, l’ho reso un quadrato (per esempio 20x20cm) e ho cucito sopra un quadratino di plastica morbida per trattenere l’acqua. Successivamente ho messo un pugno di terra e tirando su i quattro angoli e li ho chiusi cucendoli. All’interno delle fessure ho messo a dimora delle piccole piante grasse... infine ho fatto passare un filo di lana dello stesso colore del tessuto sulla chiusura e l’ho appesa sulla lampada nella scrivania del mio ufficio. Devo dire che sta resistendo bene.



Il verde si può fare anche con i mattoni
L’idea è balenata da un mattone forato abbandonato: quei 6 fori mi sono sembrati subito dei piccoli vasetti: “E se in quei buchi ci mettessi delle piante?” 
Allora ho preso il mattone e l’ho segato con una sega da ferro. 
Ma c’era un problema: non avevano una base, erano bucati da entrambe le parti. 
L’ho risolto incollando sotto una piastrella! Naturalmente tagliandola prima della misura giusta.
Vi ho messo a dimora piccole piante come le violette: essendo stagionali non hanno il problema della crescita.
Questa idea è un pelo più complicata da realizzare, ma vi assicuro che per me è stato molto più complicato cercare di cucire il pezzettino di tessuto della precedente idea!
Nell’immagine qua sotto un’alternativa di quest’idea tramite l’uso di un mattone forato in cemento. In questo caso ovviamente non ho dovuto tagliare niente…


In conclusione
Spero che grazie a questo articolo vi vengano in mente idee sul riutilizzo di oggetti inutilizzati che aiutino a rendere più belli i vostri spazi. Se volete condividerle postate un commento qua sotto. Buon lavoro!